Moni Ovadia Cosa sono le favole

Cosa sono le favole

sabato 8 ottobre, ore 11:30
Piazza Primo Maggio - Montegrotto Terme

Il potere delle favole in una storia ebraica raccontata da Moni Ovadia nell’introduzione al libro di Andrea Satta “Ci sarà una volta”. Il pediatra è un medico che ispira o dovrebbe ispirare in tutti noi un surplus di fiducia rispetto a ogni altro medico a cui vogliamo affidare i nostri cari. Non possiamo non credere che chi scelga questa delicata professione sia ispirato da un grande amore per i più piccini che sono l’umanità più delicata e più preziosa. Beh! Il me bimbo come pediatra ha scelto Andrea Satta. Quando devo presentarlo a qualcuno che non lo conosce lo presento così: “Lui è Andrea, il mio pediatra”. Andrea è un bravissimo pediatra, ne sono sicuro, ma è anche un superbo cantante, un conta e un canta storie con il suo specialissimo gruppo Têtes de bois (teste di legno). Ciò che mi ha molto colpito e che profondamente ammiro in lui da che lo conosco è l’assoluta levità e naturalezza con cui coniuga le due attività. Da questa condizione duplice di impegno e passione deve essergli sgorgata l’idea di raccogliere e trasmettere storie, le storie di quell’umanità molteplice e variegata che frequenta il suo Ambu, l’ambulatorio pediatrico sito in una periferia della capitale in cui lui riceve i suoi piccoli pazienti con le famiglie, mamme, babbi, nonne, zie, amiche. Ha chiesto a loro di raccontare storie che conoscono e ne sono venute fuori storie classiche, favole che riconosciamo, favole bizzarre e storie magnificamente inattendibili persino come storie. Raccontare storie è uno degli specifici più belli e più importanti di cui l’essere umano sia stato dotato. I maestri del cassidismo ebraico dicono: “Il Santo Benedetto ha creato l’uomo perché amava sentire raccontare storie”. Il profeta Mosè, subito dopo avere guidato la rivoluzionaria liberazione dalla Schiavitù dell’Egitto di quel coacervo di sbandati asiatici, mesopotamici, israeliti, accadi, ittiti e habiru (fuorilegge) schiavi e meticci che chiamiamo ebrei, già nel deserto sente l’urgenza di raccontare quella liberazione perché diventi una storia e sia disponibile per l’umanità che la possa fare propria raccontandola. L’idea di Andrea Satta di provocare il racconto di storie perché si torni a raccontarle ai propri bambini è un’idea fertile e creatrice di ricchezza interiore. Un bimbo che cresce sentendo cantare canti autentici e storie fantastiche sarà un adulto ricco e sensibile. Saper raccontare, in qualche misura è già saper dissipare le tenebre; ce lo insegna questo racconto che vorrei dedicare ad Andrea, al suo Ambu, ai suoi bambini e alle loro famiglie: “Israel Baal Shem Tov, il grande maestro fondatore del chassidismo, quando sentiva che un pericolo si addensava sulla sua comunità, si recava in un particolare bosco che conosceva, là individuava un posto preciso, accendeva un fuoco con gesti speciali noti solo a lui, cantava una preghiera con parole e una melodia che lui aveva composto; il pericolo si allontanava. A una generazione successiva, l’erede del Baal Shem Tov, rav Dov Baer di Mezeritch, il santo Magghid (predicatore), quando sentiva che un pericolo si addensava sulla sua comunità, si recava nello stesso bosco, non ricordava più il posto preciso, ma sapeva accendere il fuoco con gli stessi gesti del suo maestro e cantare la stessa preghiera con quella melodia; il pericolo si allontanava. Una generazione dopo, rabbi Shneur Zalman di Liady, allievo del santo Magghid, quando sentiva che un pericolo si addensava sulla sua comunità, non conoscendo il bosco né il luogo, accendeva il fuoco nel cortile della propria casa, ma con gli stessi gesti dei suoi maestri e cantava la preghiera con le stesse parole e la stessa melodia e ciò bastava; il pericolo si allontanava. Trascorsa un’altra generazione, l’allievo prediletto di rabbi Shneur Zalman, rabbi Levy Yitzkhok di Bardicev, quando sentiva addensarsi un pericolo sulla sua comunità andava nella Casa di Studio e si limitava a cantare la preghiera con le parole e la melodia che aveva ereditato dai precedenti maestri e ciò bastava a dissipare il pericolo. Passata ancora un’altra generazione, rabbi Menachem Mendel di Vitebsk, quando avvertiva il sopraggiungere di un pericolo sulla sua comunità rimaneva seduto nella cucina di casa sua e, a fior di labbra, salmodiava la melodia della preghiera del Baal Shem Tov, l’unica cosa che ancora ricordasse... e ciò bastava. I maestri delle generazioni successive non ricordavano più né il bosco, né il posto nel bosco, né i gesti per accendere il fuoco, né le parole della preghiera e neppure la sua melodia, ma sapevano ancora raccontare una storia, che c’era una volta un Maestro di nome Israel Baal Shem Tov che quando un pericolo si addensava sulla sua comunità… e ciò bastava”. E noi? Noi non sappiamo più raccontare, ma se con l’aiuto della fantasia dei nostri bimbi riafferriamo il bandolo del filo della narrazione forse possiamo salvare la nostra comunità umana dai devastanti pericoli che incombono su di essa.

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