CAPPUCCETTO UF

CAPPUCCETTO UF

venerd́ 9 ottobre, ore 09:00
Palazzo Moroni - Sala Anziani

Per classi I, II, III elementare. In collaborazione con Libreria Pel di Carota

Lettura animata dal libro di Jean-Claude Grumberg a cura dell'attrice Maria Virgillito

Al limitar di un bosco, Cappuccetto Rosso incontra Wolf, un lupo travestito da caporale. La informa della triste verità: lei è Uf e, come tutti gli Uf, piccoli e grandi, le è proibito tutto o quasi. Jean-Claude Grumberg rivisita con umorismo la celebre fiaba popolare, che la sua penna trasforma in una parabola dolceamara sull’intolleranza. In questo libro si parla di Shoah, c’è la stupida brutalità dell’odio nazista nelle leggi del codice a cui Wolf si appella instancabilmente. E tuttavia c’è molto di più: il lupo Wolf si fa incarnazione del potere militare tout court e la denuncia di Grumberg diventa più ampiamente stigmatizzazione della violenza, del potere dittatoriale e delle derive razziste. Cappuccetto Uf ci parla di libertà, di come l’alleanza della stupidità e della brutalità possano metterla in pericolo, in nome di leggi incomprensibili, insensate, fondate su stupidi pregiudizi e tuttavia implacabili. I ‘lupi’ sono sempre in agguato e la storia, o meglio le storie, quella con la “s” minuscola e quella con la “s” maiuscola, ce lo insegnano. Jean-Claude Grumberg con il suo Cappuccetto Uf è un maestro nell’uso della parola che racconta una storia e ne lascia altre lì, nascoste tra le righe; incarna l’espressione di una scrittura teatrale sincera, briosa, sorridente e dinamica. Dice di scrivere “per la gioia dei bambini” e lo fa con spontaneità, onestà e calore, porgendoci le parole come frutti gustosi, da assaporare. L’autore è nato in una famiglia ebrea nel 1939 a Parigi, proprio prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale. Suo padre, sarto, e suo nonno, sarto anche lui ma diventato cieco, vennero deportati nel 1942 ad Auschwitz-Birkenau. Non tornarono mai più. Grumberg dedica molto tempo a scrivere per i giovani, si ispira spesso alle fiabe, forse perché durante quegli anni della guerra, là dove viveva nascosto e sotto falso nome con suo fratello maggiore, lontano da sua madre e da suo padre, non c’era nessuno a leggergli le fiabe di Perrault o altre storie dei bei vecchi tempi.

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Palazzo Moroni - Sala Anziani
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