Pievani vs Psicologia Evoluzionistica: per una teoria ecologica dell'evoluzione

Telmo Pievani presenta il suo libro "Evoluti e Abbandonati" e spiega perché non possiamo fidarci della psicologia evoluzionistica.

È possibile che il fascino e le suggestioni ispirate dalle teorie della psicologia evoluzionistica, che cercano il collegamento diretto tra uomo contemporaneo e preistorico, superino gli effettivi contenuti scientifici di tali teorie? La risposta secondo Telmo Pievani è senza dubbio positiva.

Nel corso di un incontro denso di spunti e questioni riguardanti abitudini, comportamenti e relazioni sociali comuni all’essere umano, Pievani ripercorre i motivi centrali della sua critica ai presupposti stessi della psicologia evoluzionistica (seguendo l’insegnamento di S. J. Gould), auspicandone tuttavia una rifondazione. Le storie e le ricostruzioni operate nel campo della psicologia evoluzionistica sono accattivanti, divertenti, «ma la scienza è un’altra cosa» afferma lapidario. E una volta smascherata la logica fallace che caratterizza molti degli argomenti sostenuti in questo campo, Pievani ne sottolinea i ragionamenti semplicistici e solo apparentemente innocui. Non si può rinunciare alla complessità nell’ambito della teoria dell'evoluzione senza rischiare di confermare stereotipi o di polarizzare i dibattiti attorno a sterili posizioni ideologiche.

“Evoluti e abbandonati”, dunque, è anche, e soprattutto, una proposta per un approccio pluralista e una metodologia comparativista capaci di dare vita a una psicologia evolutiva «di seconda generazione», che comprenda l’idea di evoluzione culturale e produca teorie dell’evoluzione più raffinate. Dopotutto, l’evoluzione lavora come un artigiano (o un bricoleur) «che riutilizza, spesso in modo un po’ imperfetto, il materiale che ha a disposizione». Un artigiano, però, non è un ingegnere – ci ricorda Pievani. Forse, allora, non saremo mai in grado di spiegare fino in fondo né tutti i tratti che ci caratterizzano come essere umani, né il perché dei nostri comportamenti o delle nostre azioni. E, tuttavia, è preferibile una questione aperta a una soluzione dogmatica o ideologica.

Pubblicato: giovedì 9 ottobre 2014

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