Nicolò Degiorgis: Hidden Islam

Una mappatura visuale dei centri culturali islamici nel Nordest per riflettere sui cambiamenti in corso nostra società

Negli ultimi vent'anni l'Italia è stata meta di una crescente migrazione, eppure fatica a riconoscere la pluralità di culture, tradizioni, religioni ormai presenti sul proprio territorio. I migranti continuano a essere visti come un'entità 'altra', diversa, ridotta a stereotipi assai lontani dalla realtà. Così, laddove le migranti provenienti dall'Europa orientale sono automaticamente 'badanti', l'essere musalmani praticanti rimanda immediatamente a un insieme di usanze e ideologie viste con sospetto e diffidenza.

Nicolò Degiorgis, con il suo libro fotografico “Hidden Islam”, spinge l'osservatore a interrogarsi sui cambiamenti in corso nella società, portandolo allo stesso tempo all'interno dell'universo nascosto delle moschee italiane. Il progetto di Degiorgis prende avvio nel 2009, quando il fotografo, resosi conto dell'intolleranza presente nella città di Treviso nei confronti dei migranti musulmani, cominciò una mappatura visuale dei centri islamici presenti nel Nordest. L'islam in Italia non è ancora riconosciuto ufficialmente, per questo molti luoghi di culto nascono negli edifici più svariati: troviamo centri culturali islamici all'interno di capannoni industriali, negozi, garage e perfino in un'ex discoteca. Luoghi all'esterno anonimi e banali nel loro grigiore, che non si distinguono dagli edifici e dal paesaggio circostante, ma che racchiudono al proprio interno un mondo vivo e complesso. Questa contrapposizione esterno/interno viene resa magistralmente nel libro attraverso l'ausilio di pagine 'apribili': se sfogliando il libro troviamo semplicemente le foto in bianco e nero degli edifici, le pagine si aprono, rivelando immagini a colori che ritraggono la vita all'interno dei luoghi di culto.

Il progetto di Nicolò Degiorgis riesce, senza esprimere giudizi, a farci riflettere sui cambiamenti sociali e sulla realtà che ci circonda, ad aprire il nostro sguardo. E questo, in un periodo in cui i mezzi di comunicazione tendono a proporre un'immagine dei migranti estremamente riduttiva e omogenea, non è certo cosa da poco.

Pubblicato: sabato 11 ottobre 2014

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