Nicolai Lilin parla del suo ultimo romanzo e della questione ucraina

Lo scrittore della Transnistria, naturalizzato italiano, presenta "Il Serpente di Dio", sua prima opera di finzione.

Nicolai Lilin saluta il pubblico con un inchino. Sul palco del cinema Multisala MPX, lo scrittore prende immediatamente confidenza con l'ambiente circostante. Ancora prima di iniziare a parlare, dà l'impressione di essere una persona cordiale ma estremamente posata e controllata. Nato e vissuto in Transnistria, si è trasferito in Italia dieci anni fa, dove ha pubblicato il suo romanzo d'esordio con Einaudi "Educazione Siberiana". Lilin, pseudonimo in omaggio alla madre Lilia, viene elogiato da Saviano su Repubblica, che definisce "Educazione Siberiana" Un romanzo come se ne leggono pochi, che racconta di un mondo scomparso, quello degli Urka siberiani, la comunità di criminali deportata da Stalin al confine con l'attuale Moldavia, in una terra di nessuno che è la Transnistria. Nicolai Lilin ha conquistato il pubblico italiano e internazionale e negli anni successivi ha pubblicato altri due romanzi ispirati alle sua esperienza militare in Cecenia: "Caduta libera" e "Il respiro del buio".

Nell'incontro di ieri gli viene però chiesto della sua ultima opera, "Il serpente di Dio", che reputa diverso dagli altri perché inventato dalla prima all'ultima riga. Lilin lo definisce una fiaba: <<Scrivendo questo libro ho cercato di riprendere la tradizione dei miei vecchi, creando protagonisti anche un po' leggendari>>. Edito da Einaudi, è una storia d'avventura e di amicizia tra due ragazzini, uno musulmano e l'altro cristiano. <<Sono molto legato al tema dell'adolescenza, perché la mia non è durata a lungo, la guerra civile del '92 mi ha subito catapultato nel mondo degli adulti>>. Lilin spiega che con questo libro ha riscoperto la sua di adolescenza, che pensava di aver perduto. 

Parlando di un personaggio del libro, la giornalista Roberta Polese gli chiede qual è la concezione del male secondo Nicolai Lilin. Il male è la produzione di una serie di eventi e di persone che portano un uomo a compiere gesti inimmaginabili. Lilin non intende giustificare chi uccide, ma sottolinea che <<Approvare o disapprovare un omicidio è una cosa inutile. O lo fai o non lo fai. È inutile fare i buonisti>>.

L'incontro si sposta poi sulla questione ucraina. Lilin si sente particolarmente coinvolto per la somiglianza con quanto è avvenuto in Trasnistria. Al crollo dell'URSS, aggiunge, l'Occidente ha cercato di mettere i moldavi contro i russi.<<La rivoluzione (in Ucraina, ndr) che abbiamo visto non è una rivoluzione ma una rivolta armata sovvenzionata dalla CIA>>. Lo scrittore esprime il proprio punto di vista senza mezzi termini e invita a leggere i giornalisti indipendenti americani e britannici che si sono recati sul posto. Quello di Lilin è un linguaggio diretto e semplice, privo di barriere, proprio come quello dei suoi romanzi.

Pubblicato: venerdì 10 ottobre 2014

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