La sfida (im)possibile di Sinibaldi

A prima vista questo primo evento della Fiera delle Parole sembrerebbe una sfida impossibile. Farsi intervistare da Dario Vergassola, comico impertinente e fuori dagli schemi e da Sergio Staino, l'ironico vignettista dal tratto satirico.

Eppure è la sfida che ha raccolto Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3 e ideatore della trasmissione cult ‘Fahrenheit’, per l’evento d’esordio dell’ottava edizione della Fiera delle Parole.

Lo stesso Sergio Staino ha sottolineato in apertura il coraggio di Sinibaldi nel farsi intervistare da due comici. E l'irriverente Vergassola ha rincarato la dose dicendo che era meglio chiamare il senatore Razzi visto come è messa la cultura in Italia. Eppure contro ogni pronostico l'intervista è diventata seria, o quasi. Lo spunto iniziale è la recente pubblicazione del libro di Sinibaldi "Un millimetro più in là" (Ed. Laterza, pag 144), ma il pallino l'ha preso in mano Vergassola, da uomo di spettacolo, per proporre le sue domande alle quali sembrerebbe impossibile rispondere.

Le domande di Vergassola sono state infatti, come suo solito, di questo tenore: «Internet può rendere stupidi o intelligenti, ma anche ciechi» o «Si parla spesso della positività dell'ascensore sociale, ma se rimani chiuso dentro con Sgarbi?» e ancora «Nel libro di Sinibaldi si dice di voler banalizzare il libro, ma non l'ha già fatto la Parodi?». E questa, tra il serio e il faceto, è stata la parte cabaret. E sinibaldi è riuscito a stare al gioco.

Prendendo spunto dalle domande di Staino e Vergassola e dal proprio libro, Sinibaldi ha provato a rispondere. La questione è lo stato della Cultura in Italia e il cambiamento di paradigma che ha portato l'avvento di Internet. Certo sembra che Internet renda più stupidi, invece che più intelligenti (e forse anche più ciechi), ha ripreso Sinibaldi, ma ci sono grandi opere d'interesse sociale e totalmente senza fini di lucro, come Wikipedia. «È proprio l'idea di ascensore sociale che propone anche Internet con la sua democratizzazione - ha aggiunto il direttore di Radio3 - grazie alla quale si può fare qualcosa di positivo anche attraverso Internet e sarebbe bello anche solo provare a spostare la storia un millimetro più là, un millimetro verso il meglio».

Certo anche in Internet non è tutto oro quello che luccica. Sinibaldi ha contrapposto ai termini nativo o tardivo digitale, quello di immigrato digitale: «E come chi viene dall'Africa e sogna il proprio paese – ha ribadito il direttore – così a volte anch'io penso che si stava meglio senza Internet e c'era più tempo per apprezzare un buon libro». E a proposito di libri, riprendendo lo spunto di Vergassola: «A volte andrebbero sì banalizzati, invece che resi un oggetto che può creare idiosincrasia, specialmente nei giovani, anche attraverso iniziative come quella, sempre più diffusa, del bookcrossing»

Alla fine, nonostante le domande di Vergassola e grazie a quelle un po' più serie di Staino, c'è stato l'elogio del genere intervista. Perché chi intervista è come uno sherpa, ha ricordato Sinibaldi, che porta un po' della cultura dell'intervistato al pubblico. E così è stato.

Pubblicato: mercoledì 8 ottobre 2014

Commenti