Cinque parole per ripartire

Il popolare giornalista Beppe Severgnini spiega come l’Italia può ripartire partendo da cinque parole d’ordine.

Severgnini è una fonte inesauribile di aneddoti e di piccoli accadimenti da cui riesce a trarre il succo per elaborare delle massime di vita che divengono essenziali. Sembra che ogni minimo particolare della sua vita, ogni facezia, divenga la pietra angolare di un grande insegnamento. Insegnamento che regala poi al suo pubblico, sempre col sorriso e divertendo.

Se la situazione dell’Italia è quello che è, Severgnini propone delle possibilità di cambiamento, partendo da cinque termini. Primo la brevità. Come ci insegna Twitter e come diceva Carducci: «Chi dice in 20 parole, ciò che può essere detto in 10, è capace di qualsiasi cattiveria». La brevità deve diventare quindi un decespugliatore del pensiero, un filo intermentale. Ma non dilunghiamoci troppo.

Perché un altro elemento necessario per il nostro paese, insegna Severgnini, è la velocità. Slow food va bene, ma un parlamento lento no. Se il treno della modernità corre veloce, non possiamo permetterci di fare un pic-nic sulle rotaie. La precisione, terzo punto, per perdere quella nomea che abbiamo all’estero di essere inaffidabili e pressapochisti. Per riguadagnare credibilità.

Infine incoraggiamento. Perché ce n’è sempre bisogno. E perché sembra che l’Italia sia destinata  a un dolce declino, invece di sforzarsi in una difficile risalita. E resilienza, che è appunto la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Perché se il collega Federico Rampini è un apocalittico, che vede avvicinarsi il baratro. Beppe Severgnini si considera invece un integrato, che ancora crede in un nuovo risorgimento.

Pubblicato: lunedì 13 ottobre 2014

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