Bencinvenga e le idee in mezzo al mondo

Ermanno Bencivenga legge e commenta alcune delle sue favole che raccontano di filosofia

Il libro presentato il 10 ottobre al Caffé Pedrocchi da Ermanno Bencivenga – professore di filosofia presso la University of California, Irvine – dice molto già dal titolo: “La filosofia in sessantadue favole”. Verrebbe innanzitutto da chiedersi perchè proprio sessantadue e non quarantasette o settantasei. La risposta è semplice: il libro nasce originariamente come “La filosofia in trentadue favole” che sono poi “cresciute” fino a diventare ben sessantadue.  Così, di decina in decina, l’idea originale di fare filosofia attraverso favole che parlano di oggetti, idee, numeri e, in generale, di tutto ciò che fa parte del nostro “spazio vitale”, si è andata estendendo ed ha acquisito quasi una forma propria. Una forma aperta.

In questo libro non c’è un vero e proprio filo da seguire. Sono le storie che arrivano a noi e siamo noi che dobbiamo fermarci ad ascoltare. Non c’è una costruzione a tavolino come accade nei saggi o negli scritti accademici. Le favole evocano e Bencinvenga sembra voler rifarsi a loro come a un vero e proprio linguaggio della filosofia. Grandi pensatori si sono rivolti al mito o al racconto per spiegare – per evocare e, dunque, far "apparire"  – le loro idee. Perché rinunciarvi, allora? Spesso accade poi che proprio le questioni più banali e superficiali siano ammantate da un linguaggio aulico e oracolare che serve a contrabbandarle come intelligenti e profonde. Bencinvenga propone l’esatto contrario. Anche i concetti più complessi possono essere resi più comprensibili e accessibili senza che se ne riduca la complessità. Inoltre, come ci ricorda una delle favole lette dall’autore (“Un posto per un’idea”), il pensiero e le idee non sono di nessuno, ma è come se fossero un po’ di tutti. «Le idee stanno in mezzo al mondo» afferma l’autore. Questo dovrebbe essere il cardine su cui rifondare la politica culturale del nostro Paese (ma non solo), troppo spesso incapace di valorizzare l’aspetto pubblico della pubblicazione che è sempre un offrire e un donare qualcosa.

Non c’è dubbio che queste favole abbiano qualcosa da offrire. E per trovarlo, sostiene Bencivenga, bisogna calarsi in una dimensione ludica, di gioco, essenziale alla filosofia.

«Spero di arrivare fino a centodue, un giorno» si augura infine l’autore. E noi con lui.

Pubblicato: sabato 11 ottobre 2014

Commenti