Atlante immaginario

Gli Atlanti ci consentono di costruire mondi, aprono le porte alla fantasia, secondo lo scrittore Giuseppe Lupo. Rispondendo alle domande di Paolo di Paolo, Giuseppe Lupo ci illustra i temi suo ultimo libro “Atlante immaginario”. Un libro in cui sono racchiusi ricordi d'infanzia dell'autore, riflessioni critiche su questioni d'attualità, racconti che provengono unicamente dalla fantasia.

Paolo di Paolo fa notare a Giuseppe Lupo che egli è spesso stato definito come uno scrittore 'inattuale'.

L'autore infatti è contrario allo stile iperrealista degli scrittori contemporanei: egli ritiene che essi raccontino tutti la stessa storia.

I Libri secondo lui sono spazi da abitare, i libri sono luoghi in cui è possibile costruire il mondo. Infatti ognuno, attraverso la scrittura, ha la possibilità di immaginare il mondo.

Giuseppe Lupo confessa di essere deluso dalla storia, per questo va verso la geografia. Si può scrivere anche guardando l'orizzontalità della geografia.

Scrivere aiuta a preservare dall'oblio qualcosa che va salvato.
Quando in Basilicata, terra d'origine dello scrittore, ci fu un violento terremoto negli anni ottanta, egli ricorda che le persone dicevano: << L'importante è che quando abbiamo affrontato qualcosa, la possiamo raccontare>>.

I libri salvano, sono come l'arca di Noé: chi sale sulla barca si salva, tutto il resto è distrutto dalla tempesta. Sono le storie che non fanno morire.

Una parola chiave dello stile dell'autore è l'utopia. Utopia intesa come proiezione della mente, come un luogo infinitamente immaginabile che tuttavia non è mai raggiungibile. L'utopia è dunque la bussola di orientamento di Giuseppe Lupo, è la chiave di volta per progettare, è il sogno della storia. I suoi libri sanno sognare la storia secondo Paolo di Paolo, sono racconti attraverso l'immaginazione.

Giuseppe Lupo spiega di essere nato quattro giorni dopo l'assassinio di un depositario di utopia: John Kennedy. Una persona che, nonostante gli errori commessi, credeva nelle frontiere che possono essere abbattute.

Nel mondo secondo lo scrittore c'è un'aria delusa da Utopia.
<<Cosa facciamo noi? Cosa facciamo noi cinquantenni?>> si domanda Giuseppe Lupo, <<non sogniamo più>> conclude.

Egli ritiene che ci troviamo in un periodo grigio, in un periodo in cui abbiamo perduto il gusto della fantasia.

L'autore ci ricorda che spesso nel passato erano proprio gli scrittori che anticipavano gli eventi del mondo. Ad esempio Ariosto mandò un uomo sulla luna più di cinquecento anni prima che un essere umano ci andasse realmente .

Nel suo libro, Giuseppe Lupo riporta un agghiacciante episodio verificatosi nel 2012 nella metropolitana di New York: un uomo venne spinto in mezzo ai binari della metropolitana da una donna. La metropolitana stava arrivando. L'uomo tentò di risalire la banchina per mettersi in salvo: di fronte questa scena un altro uomo immortalava il tragico scenario con degli scatti fotografici.

Il pubblico vuole vedere la tragedia negli altri, vuole piangere. Queste considerazioni devono farci riflettere, sostiene lo scrittore.

E' necessario che anche noi, proprio come narravano le mille e una notte, cerchiamo di varcare le tenebre, tentiamo di superare la notte.

Il libro Atlante immaginario è nato da un vento che ha spalancato la finestra dello studio di Giuseppe Lupo, al punto da mescolare le carte delle sue due scrivanie: una utilizzata nei giorni feriali, l'altra nei giorni festivi.

Dunque questo libro è un incrocio tra narrativa, saggistica e autobiografia, in cui il mondo è raccontato e immaginato attraverso la scrittura.

Pubblicato: domenica 12 ottobre 2014

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