Francesco Olivieri

“Mi chiamo Francesco Olivieri sono nato nella mitica Bologna trentaquattro anni fa, e vissuto per sedici a San Lazzaro di Savena (posto divenuto famoso grazie alla grande canzone “Alla fiera di San Lazar”, cantata dai vari Guccini e Mingardi di turno, nota per il suo contenuto di altissimo spessore culturale). I miei vecchi però, vista la mia troppa gioia e serenità, (ormai mi ero omologato alla cianfrusaglia giovanile del posto) decidono di deportarmi nella città di Romeo e Giulietta. Dopo dieci anni di violino, arrivato nella patria della lirica, mollo il pezzo di legno a quattro corde e faccio il falegname. Quando si dice la coerenza. Decido anche che forse è il caso di prendersi un diploma, e quindi mi sparo in vena quattro anni di scuola serale, che mi regala un pezzo di carta con scritto “ Diplomato in Magistrali”. Un maestro in sostanza. Poi invaghito di una spagnola che era in Erasmus nella città padana, mi fiondo un anno a Barcellona, follemente innamorato della tipa, pronto a spaccare il mondo. Faccio il cameriere per un anno, intrattengo relazioni con i catalani e non solo e soprattutto finisco la storia con la giovine donzella, che dava segni di squilibrio. Quindi, riparto con le pive nel sacco per la meravigliosa terra veronese, trovo una casa per non vedere più i vecchi che mi stressano i maroni da mattina a sera, e comincio l’Università. Dopo svagonate di pippe mentali, decido di intraprendere il cammino all’interno della Facoltà di Scienze della Comunicazione, nel frattempo elaboro l’idea che forse potrei divenire anche un grande giornalista musicale. Per cui, dopo aver lavorato gratuitamente per riviste storiche come quella on line lagodigarda.net ( famosissima no?), e per la grandiosa Jazzit, dando un contributo alla società con la conoscenza nel campo del jazz, che se lo cagano, diciamocelo, veramente in pochi. Comunque, passo a fare uno stage in un ufficio stampa, lì vengo in contatto con il Corriere della Sera, e udite udite, comincio a scrivere per la pagina culturale dell’inserto regionale della grande testata italiana. Mi faccio quattro anni, pagato una miseria, ma felice del fatto che stavo facendo qualcosa che mi appassionava, intervisto mezzo mondo della musica e un po’ del teatro e poi ciao ciao, io le la mia caporedattrice non ci amiamo proprio alla follia, e il rapporto va a marengo ( chissà dove si trova poi sto marengo…mah). Indi, inossidabile come l’acciaio inox,mi laureo e svetto le classifiche nell’azienda per cui lavoro ora, ovvero Posteitaliane. Qui mi occupo di gestire l’intermediazione tra le imprese e l’azienda per quanto riguarda il business (fico no?). Pare, e dico pare, che mi vogliano all’ufficio comunicazione, ma siccome Poste è un elefante, per muovere una sola unghia di questa macchina infernale, c’è tutto un processo che parte dal cervello centrale che manda il segnale che arriva all’unghia e lì forse poi qualcosa si muove. Aspettiamo quindi. Scrivo quindi di cronaca bianca per DNews, free press di Verona e ah si, il romanzo. Beh, il romanzo è la risposta a “La ballata delle prugne secche” di Pulsatilla, ovviamente al maschile. Parla di me, ma in generale di tutta la mia generazione. L’ho scritto appena terminato di leggere Pulsatilla, un istinto naturale mi ha spinto a risponderle, soprattutto quando la giovine foggiana dice che nessun uomo vorrebbe rinascere donna. Tranne me ovviamente.”

Per maggiori informazioni: www.olivierifrancesco.it

Condividi con i tuoi amici su: