Gad Lerner

Gad Eitan Lerner è nato a Beirut, in Libano, da una famiglia di ebrei stabilitasi in Palestina sin da prima della nascita di Israele (dove vivono tuttora molti suoi parenti), si trasferì a Milano ad appena tre anni. Apolide, chiese e ottenne la cittadinanza italiana all'età di trent'anni. Comincia l'attività giornalistica nel 1976 nel quotidiano Lotta Continua, organo dell'omonimo movimento politico di sinistra extraparlamentare, fino a diventarne vice-direttore.
L'attività nel quotidiano durerà in tutto tre anni, terminando nel 1979.
Successivamente lavora al quotidiano Il Lavoro di Genova, a Radio Popolare, al quotidiano il manifesto e al settimanale L'espresso.
Il salto di qualità e la fama arriva con la televisione, con una serie di programmi firmati e condotti in video per RAI Tre, tra cui Profondo Nord, la cui scenografia era dominata da una cartina dell'Italia sottosopra, e Milano, Italia, e per RAI Uno, Pinocchio (1997-1999).
Erano gli anni di Tangentopoli, dell'ascesa della Lega Nord, dell'entrata in politica di Silvio Berlusconi, del governo dell'Ulivo, del Trattato di Maastricht e dell'integrazione europea, e Lerner condusse con una forte impronta personale programmi popolari che vertevano prevalentemente sui temi al centro del dibattito partitico ed economico-finanziario.
Dal 1993 al 1996 è stato vicedirettore del quotidiano La Stampa di Torino.
Nel luglio 2000 ottiene la direzione del TG1. Durante il suo breve mandato come direttore del TG1 Lerner compie una scelta editoriale molto discussa, decidendo di non mandare in onda l'ultima intervista rilasciata dal giudice Paolo Borsellino, ucciso in un attentato mafioso il 19 luglio 1992.
Sul suo blog personale, Lerner ha ricordato in questo modo quell'episodio:
« Non sono per niente coraggioso [...] Vivo nella bambagia e non l'ho mai nascosto. [...] Non ho trasmesso (e neppure con il senno di poi trasmetterei) un'intervista che mi venne recapitata, opera di giornalisti francesi, già montata e confezionata, dal direttore di un altro canale Rai, pochi giorni dopo il mio insediamento. Celli e Zaccaria mi avevano nominato all'insaputa del governo e delle forze politiche abituate a dire la loro sul direttore del Tg1. Intorno a me c'era già molta diffidenza per questo. Ho avuto l'impressione mi si chiedesse una sorta di preventivo schieramento interno su una materia che non ero in grado di controllare. Chiamala prova del fuoco, o polpetta avvelenata. A più di sette anni di distanza è ormai evidente che quella intervista non conteneva notizie fondamentali su Berlusconi. Non modificherei in alcun modo la mia scelta di allora. »
Dopo soli tre mesi si dimette, il 1º ottobre, a seguito di polemiche scaturite da un servizio sulla pedofilia, contenente immagini pedopornografiche, mandato in onda nell'edizione di prima serata del giornale. Nel discorso che tiene in TV con cui rassegna le dimissioni il giornalista afferma di essere stato colpevolmente disattento e in chiusura riferisce di un episodio in cui il presidente della Commissione di Vigilanza RAI - Mario Landolfi di Alleanza Nazionale - nel corso di un pranzo gli avrebbe chiesto di "sistemare" una persona passandogli un biglietto. Landolfi ammette di aver agito in modo "inopportuno" e allo stesso tempo querela Gad Lerner per diffamazione. I giudici assolveranno Gad Lerner ritenendo che «la risposta critica e pubblica del dottor Lerner fosse forte ma legittima».
Nel 2001 passa a La7, dove, per un breve periodo, assume l'incarico di direttore dei notiziari. Per qualche anno scrive come editorialista sul Corriere della Sera.
Attualmente conduce sulla televisione La7 il programma di approfondimento L'Infedele, è un ascoltato consulente sui temi della comunicazione per personalità politiche, collabora al quotidiano La Repubblica, ai settimanali Vanity Fair Italia e Nigrizia.
È autore di alcuni libri, tra cui Operai, del 1988, Il millennio dell'odio, del 2000 e Tu sei un bastardo, pamphlet sul meticciato sociale e culturale dell'epoca odierna. Nell'ultimo libro "Scintille" (2009), parla del suo ritorno ai luoghi di famiglia: l'Ucraina e il Libano. Con il libro ha ricevuto una candidatura al premio Alabarda d'oro 2010.

Per maggiori informazioni: www.gadlerner.it

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